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Federazione Nazionale Società di San Vincenzo De Paoli: lo spirito |
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"Ora, noialtri
siamo troppo giovani per intervenire nella lotta sociale: resteremo dunque
inerti in mezzo al mondo che soffre e che geme? No, c'è stata aperta una
via preparatoria: prima di fare il bene pubblico, possiamo provare a fare
il bene individuale e privato, prima di rigenerare la Francia, possiamo
alleviare alcuni dei suoi poveri.
Vorrei anche che tutti i giovani che hanno testa e cuore si unissero per
qualche opera di carità e che si formasse per tutto il paese una vasta e
generosa associazione per il sollievo delle classi popolari. Vi racconterò
un giorno ciò che si è fatto in questo genere di cose quest'anno e l'anno
scorso a Parigi, ve lo racconterò affinché voi vediate se vi conviene prendervi
parte" (a Ernest Falconnet, Parigi, 21 luglio 1834).
"San Vincenzo De Paoli è il nostro Patrono e nostro modello. E' un modello
che bisogna sforzarci di realizzare come egli stesso ha realizzato il modello
divino di Gesù Cristo. E' una vita che bisogna continuare, un cuore al quale
bisogna riscaldare il nostro cuore, un'intelligenza nella quale bisogna
cercare dei lumi: è un modello sulla terra e un protettore nel cielo; un
doppio culto gli è dovuto, di imitazione e di invocazione" (a François Lallier,
Lione, 17 maggio 1838).
"Quelli che sanno la via della casa del povero, quelli che hanno spazzato
la polvere della sua scala, non bussano mai alla sua porta senza un sentimento
di rispetto: sanno che, ricevendo da essi il pane come ricevono da Dio la
luce, l'indigente li onora; sanno che nulla pagherà mai due lacrime di gioia
negli occhi d'una povera madre o la stretta di mano d'un galantuomo che
viene messo in condizione d'attendere il ritorno del lavoro" (da "L'Ere
Nouvelle", Oeuvres Complétes, vol. VII, Melanges, pag. 301).
"Ricordiamoci che i poveri non hanno vacanze… Dei poveri bambini soccorsi,
le lacrime asciugate ad una madre, un'anima restituita a Dio, valgono bene
l'allegria di una partita di caccia o la dolcezza di errare in un bosco
con un bel libro" (Rapporto all'Assemblea Generale, Parigi, 19 luglio 1850
- Bulletin, vol. II, pag. 200).
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