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Federazione Nazionale Società di San Vincenzo De Paoli: l'elemosina |
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"Non crediate
a coloro che riprovano l'elemosina come uno degli abusi più deplorevoli
della società cattolica, come una consacrazione dell'ineguaglianza, come
il mezzo di costituire il patriziato di colui che dà e l'ilotismo di colui
che riceve. Sì, senz'alcun dubbio, l'elemosina obbliga il povero; ed alcuni
perseguono infatti l'ideale di uno stato dove nessuno fosse debitore di
altri, dove ciascuno avesse l'orgoglioso piacere di non dovere niente a
nessuno, dove tutti i diritti e i doveri sociali si bilanciassero come le
entrate e le uscite di un libro mastro. Ciò è quello che chiamano l'avvento
della giustizia in luogo della carità, come se tutta l'economia della Provvidenza
non consistesse in una reciprocità di aiuti che non si pareggiano mai; come
se un figlio non fosse l'eterno debitore del padre, un padre dei suoi figli,
un cittadino del suo paese; e come se vi fosse un solo uomo così infelice,
così abbandonato, così isolato sulla terra, da potersi dire, coricandosi
la sera, di non essere debitore di nessuno…
No, non crediate di umiliare il povero con l'elemosina, poiché l'elemosina
stessa è la sola retribuzione dei servizi pubblici che non si pagano. Voi
non pagate la preghiera del prete, e quell'obolo che gli fate quando scende
dall'altare, la Chiesa non gli permette di accettarlo che a titolo di elemosina…
Noi non paghiamo neppure la povera vedova, l'operaio senza lavoro, il padre
di famiglia bisognoso, le cui sofferenze espiano le nostre colpe, e che
soddisfano in nostra vece alla giustizia divina. Ah, avremo un bel soccorrere
l'indigente, rimarremo sempre i suoi debitori e non l'avremo umiliato trattandolo
come il prete che ci benedice" (Rapporto all'Assemblea Generale, Parigi,
14 dicembre 1848 - Bulletin, vol. I, pag. 146).
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