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Federazione Nazionale Società di San Vincenzo De Paoli: la carità |
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"La carità appartiene
a tutti i luoghi e a tutti i tempi; e questa cosa eterna è al tempo stesso
estremamente evolutiva, perché ha questa caratteristica, di non accontentarsi
di nessun progresso, di non trovare riposo finché c'è un male senza rimedio"
(Rapporto all'Assemblea Generale, Parigi, 19 luglio 1849 - Bulletin, vol.
I pag. 254).
"La fede e la carità dei primi secoli? Non è troppo per la nostra epoca!
Non siamo forse come i cristiani dei primi tempi, gettati in mezzo ad una
civiltà corrotta, ad una società cadente? Un rapido sguardo al mondo che
ci circonda: gli uomini ricchi e gli uomini felici, valgono forse molto
di più di quelli che rispondevano a San Paolo: "Ti ascolteremo un'altra
volta?". E i poveri ed il popolo, godono forse più benessere di coloro ai
quali predicavano gli apostoli?…la terra si è raffreddata e tocca a noi
cattolici ricominciare l'era dei martiri…essere martire significa dare la
propria vita per Dio e per i propri fratelli…significa dare al cielo tutto
quel che se ne è ricevuto, la nostra ricchezza, il nostro sangue, la nostra
intera anima. Questa offerta è nelle nostre mani, noi possiamo fare questo
sacrificio" (a Léonce Curnier, Parigi, 23 febbraio 1835).
"In tempi meno burrascosi non avremmo che da fare la carità, oggi dobbiamo
riabilitarla. Sì, la confusione si è fatta tale nelle idee e nel linguaggio
degli uomini, che nel momento in cui la fraternità cristiana è scritta sulla
facciata di tutti i monumenti, la carità, e cioè l'espressione più tenera
della fraternità cristiana, è divenuta sospetta all'orecchio del popolo,
e per parlargliene occorrono delle circumlocuzioni e delle perifrasi.
Gli è che la carità fu compromessa da coloro che la praticarono male, dalla
filantropia, più prodiga di discorsi che di sacrifici, dalla beneficenza
sdegnosa, dallo zelo indiscreto. Sta a noi sradicare questi vizi che rendono
l'elemosina umiliante al povero e sterile davanti a Dio. Sta a noi sopprimere
la freddezza che guasta un beneficio, l'impulsività e le imprudenze che
lo compromettono e di riportare la carità, come la vuole il Vangelo, in
mezzo a questo popolo che non aspetta che di vederla nei suoi veri tratti
per riconoscerla e benedirla" (Rapporto all'Assemblea Generale, Parigi,
2 agosto 1848 - Bulletin, vol. I, pag. 39).
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