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Il matrimonio e la famiglia |
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"Mercoledì
scorso, 23 giugno alle 10 antimeridiane nella chiesa di Sant Vizier, il
vostro amico trovavasi inginocchiato; all'altare stava il fratello maggiore
di lui, che alzava le mani sacerdotali,(*) mentre ai suoi piedi il fratello
minore rispondeva alle preghiere liturgiche. Al suo fianco avreste veduto
una giovane, bianco vestita e avvolta in candido velo, pia come un angelo,
e già tenera e affettuosa come un'amica.
Più felice di me aveva intorno i suoi genitori, nondimeno tutte le persone
che il cielo mi ha lasciato quaggiù si erano date convegno nel luogo sacro.
Di più i miei antichi compagni, i miei fratelli di San Vincenzo De Paoli
e numerose conoscenze empivano il coro e popolavano la navata. Era uno spettacolo
e le persone estranee, che il caso condusse nella chiesa, rimassero profondamente
commosse.
Quanto a me non sapevo bene dove fossi; a stento trattenevo grosse ma deliziosissime
lacrime e sentivo che su di me scendeva la benedizione divina unitamente
alle parole consacrate." (a François Lallier, Chateau du Vernay près Lion,
28 giugno 1841).
(*) F.Ozanam aveva infatti un fratello sacerdote, Alphonse.
Il matrimonio fu celebrato a Lione. I genitori di Federico erano già morti
entrambi.
"I miei amici quest'anno devono lavorare molto per aiutarmi a ringraziare
Dio. Dopo tanti favori che fissavano la mia vocazione in questo mondo, un
nuovo beneficio è venuto a farmi provare la più grande gioia che probabilmente
si possa provare quaggiù: io sono padre! Ah! Quale momento è stato quello
in cui udii il primo grido della mia figlia, in cui ho veduto questa piccola,
ma immortale creatura, che Dio affidava alle mie mani, che mi portava tante
dolcezze e insieme tanti obblighi! Con quale impazienza ho veduto arrivare
l'ora del battesimo! Le abbiamo dato il nome di Maria, che è quello di mia
madre e in memoria della potente Patrona, alla cui intercessione attribuiamo
questa felice nascita. Ora la madre, quasi del tutto ristabilita, ha la
consolazione di allattare la sua figlia.
Cominceremo la sua educazione di buon'ora, mentre essa comincerà la nostra.
Mi accorgo che il cielo ce l'ha mandata per insegnarci molte cose e per
renderci migliori. No posso pensare a quest'anima immortale di cui dovrò
rendere conto, senza che io mi senta più penetrato dei miei doveri…Poteva
Dio scegliere un mezzo più amabile per istruirmi, per correggermi e mettermi
sulla via del cielo?" (a Theophile Foisset, Parigi, 7 agosto 1845).
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