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Il docente |
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"Sono
con la Chiesa e con l'Università senza esitazione e ho consacrato loro la
mia vita, che sarà spesa bene e renderà onore a Dio e servizio allo Stato.
Voglio poter conciliare questi impegni a qualunque prezzo. Credo di averne
assolto una parte quando nell'insegnamento, davanti a un pubblico di ogni
fede e di ogni partito, insegno con chiarezza la scienza cristiana; credo
anche di dare in questo modo la risposta più adatta a coloro che accusano
le nostre cattedre. Credo anche che non sia inutile quando porto un contributo
universitario nelle raccolte cattoliche, dove cerco, secondo le mie poche
forze, di favorire la famigliarità a uno studio calmo e serio. Ho fatto
di più, né mi sono limitato a dure rimostranze con il direttore della rivista,
ho scritto all'autore di uno degli articoli per lamentarmi energicamente.
So di scontentare talvolta i miei amici con la mia disapprovazione, ma lo
scontentarli può, in un certo senso, aiutarli e moderarli nonché servirli.
So che molti si allarmano quando mi sentono prendere la parola nella stessa
aula dove mi aveva preceduto un illustre professore di storia antica che
aveva attaccato la Rivelazione; sono commosso per queste premure fraterne
ma non mi preoccupano. Si potrebbe volermene di scrivere in un giornale
in cui mi ha preceduto un avversario universitario, ma c'è una massima accettata
da tutti gli studiosi: la responsabilità di ognuno per ciò che scrive" (al
Sig. Soulacroix, Parigi, 5 aprile 1843).
"Io mi conosco da lungo tempo e se Dio ha voluto accordarmi un certo ardore
per il lavoro, io non ho mai preso questa grazia come dono splendente del
genio. Al posto dove mi trovo, ho voluto consacrare la mia vita al servizio
della fede, considerandomi sempre come un servitore inutile, come l'operaio
dell'ultima ora, che il padrone della vigna non accoglie che per carità.
Mi sembra che i miei giorni sarebbero ben riempiti se, malgrado i miei pochi
meriti, riuscissi a riunire intorno alla mia cattedra una gioventù numerosa,
a ristabilire davanti ai miei uditori i principi della scienza cristiana,
a far loro rispettare tutto ciò che invece disprezzano: la Chiesa, il Papato….Avrei
voluto raccogliere questi pensieri in libri più durevoli delle mie lezioni
e le mie aspirazioni sarebbero complete se qualche anima errante trovasse
in questo insegnamento una ragione per abiurare i propri pregiudizi, rischiarare
i propri dubbi e ritornare con l'aiuto di Dio alla verità cattolica. Ecco
che cosa avrei voluto fare in questi dieci anni, senza ambizioni di un destino
più grande, ma anche senza che abbia mai avuto la sventura di disertare
il combattimento" (ad Alexandre Dufieux. Parigi, 14 luglio 1850).
"Signori, si rimprovera al nostro secolo di essere un secolo di egoismo
e si va dicendo che i professori sono colpiti dalla epidemia generale. Tuttavia
è qui che noi miniamo la nostra salute e che spendiamo le nostre energie.
Io non mi rammarico di tutto questo, perché la nostra vita appartiene a
voi, noi ve ne siamo debitori fino all'ultimo respiro e voi l'avete ricevuta.
Quanto a me, se io muoio, morirò a vostro servizio" (da C. A. Ozanam, "Vie
de F. Ozanam", pag.474, Parigi, 1879).
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