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Beato Francesco Faà di Bruno
Beato Francesco Faà di BrunoFrancesco Faà di Bruno, nacque ad Alessandria il 29 marzo 1825, ultimo di dodici figli, da nobile casato. Trascorse l'infanzia nel castello di famiglia dove sua madre dedicava il proprio tempo libero all'aiuto ai poveri. La donna morì ancor giovane quando Francesco aveva appena 9 anni ma lasciando in lui un'impronta indelebile di amore verso i più sfortunati.
Nel 1836 entrò nel collegio dei Somaschi di Novi Ligure e nel 1838 due suoi fratelli vennero ordinati sacerdoti. Poi nell'ottobre 1840 entrò nella Regia Accademia Militare di Torino, dove, terminati gli studi nel 1846, fu nominato Luogotenente.
Partecipò alla prima Guerra di Indipendenza, dove fu aiutante di campo del Principe ereditario Vittorio Emanuele. Durante la Campagna del 1848 stese i rilievi per la carta topografica della zona del Mincio e di Peschiera, che si rivelò poi decisiva per le vittorie di Solferino e San Martino del 1859.

Nel 1849 fu promosso Capitano di Stato Maggiore e partecipò alle battaglie di Novara e Mortara, dove venne ferito ad una gamba. Vittorio Emanuele, nel frattempo salito al trono, avendolo conosciuto sui campi di battaglia, pensò a lui come precettore di matematica per i figli. L'ufficiale, entusiasta, per meglio prepararsi al prestigioso incarico, si recò a Parigi per approfondire gli studi in scienze matematiche e fisiche alla Sorbona.
La nuova esperienza in Francia fu fondamentale per le sue scelte future e determinante per la sua scelta di vita in favore dei poveri. Durante questo soggiorno fu infatti in contatto con la Società di San Vincenzo e ne restò coinvolto, avendo il privilegio e la fortuna di conoscere di persona, e perfino di militare, nella stessa conferenza di Federico Ozanam.

Faà di Bruno, a Parigi, pur immerso nello studio della matematica e militando nella San Vincenzo, aveva lavorato ad un progetto commissionatogli da un alto personaggio di corte: la traduzione dal tedesco di un'opera sulla campagna militare lombarda del 1848 con annesso il rilievo topografico dei territori dei campi di battaglia. Opera vastissima ed intrapresa da solo, con enorme dispendio di energie e del proprio denaro. Nella primavera del 1850 il ministro della guerra La Marmora, ne vietò in modo assoluto la pubblicazione e la vendita. L'opera era già stata stampata ed il giovane ufficiale, che aveva investito gran parte dei sui beni nell'impresa editoriale, si trovò improvvisamente in gravissime difficoltà economiche. Il ministro inoltre gli ordinò l'immediato rientro a Torino e la ripresa del servizio militare. Tale ordine significava l'interruzione degli studi e la conseguente perdita dell'incarico di precettore reale. La grande umiliazione subita e le gravi perdite finanziarie furono probabilmente l'origine della sua conversione.

Richiamato a Torino alla fine del 1851 soggiornò nella capitale subalpina fino al maggio 1853. Fresco dell'esperienza parigina, appena giunto a Torino, partecipò alla vita della giovane conferenza dei Santi Martiri. Nel 1853, quando la conferenza venne suddivisa in 4 gruppi fu nominato presidente di una delle nuove conferenze, quella di San Massimo.
Durante la sua attività in conferenza, volle creare, sul modello delle conferenze parigine, l'Opera del Lavoro, per permettere il lavoro a domicilio delle madri; l'iniziativa non ebbe successo a causa degli alti costi ma soprattutto perché intrapresa senza l'appoggio delle altre conferenze. Collaborò poi all'insegnamento del catechismo ai giovani dell'oratorio di San Luigi.
Lo spirito di proselitismo che lo aveva guidato in Torino lo portò a voler fondare una conferenza nella sua città natale, Alessandria; ma fu solo con molta difficoltà e nonostante l'appoggio del clero locale e del conte Rocco Bianchi, presidente del Consiglio Superiore di Genova, che riuscì a convincere un piccolo gruppo di laici a dar vita, il 10 gennaio 1853, a quella conferenza.

L'attività nella San Vincenzo, specie quella parigina, lo avevano formato indelebilmente; lì aveva scoperto ed imparato ad amare il povero e quando la sua azione caritativa prese un diverso indirizzo, quello che aveva imparato in San Vincenzo lo guidò sempre nel suo apostolato e nell'impegno sociale fino a farlo diventare, per citare quanto scritto in occasione della sua beatificazione, un "gigante della fede e della carità".

Intanto la sua molteplice attività proseguiva senza soste, nel 1853 diede alle stampe il "Manuale del Soldato Cristiano" dove si opponeva, tra l'altro, alla pratica del duello, nel 1858 acquistò casa e terreni per l'Opera Santa Zita, per la prevenzione e la promozione sociale delle persone di servizio, e nel 1859 istituì l'Opera per la santificazione delle feste. L'anno seguente fondò l'Infermeria S. Giuseppe per donne inferme e convalescenti e nel 1863, per diffondere le buone letture istituì una Biblioteca Mutua circolante. L'anno seguente, in ricordo dei commilitoni che aveva visto morire sui campi di battaglia del tutto impreparati all'incontro con Dio, iniziò la costruzione della Chiesa del Suffragio, così chiamata per dedicarla al suffragio di queste anime del Purgatorio.

L'inverno del 1864 fu particolarmente duro per il freddo eccezionale che si abbatté su Torino. Constatato come soprattutto le classi più povere, non riuscissero neppure ad avere pasti caldi, invitò le autorità cittadine ad istituire delle cucine per distribuire minestre e porzioni di carne alle famiglie più indigenti: i "Fornelli economici per i lavoratori poveri" già lanciati à Parigi dalla San Vincenzo.

Nel 1875, a 51 anni la svolta: decise di prendere i voti sacerdotali. Nel 1876 intanto la chiesa del Suffragio era terminata e fu inaugurata il 1° novembre di quell'anno. Nel frattempo Faa' di Bruno, in soli 3 mesi venne ordinato sacerdote grazie ad una speciale dispensa di Papa Pio IX.

Nel 1877 realizzò la Pia Casa di Preservazione per le ragazze madri e l'anno seguente fondò a Benevello d'Alba l'Istituto S. Giuseppe, per la formazione professionale delle giovani.

L'anno seguente concretizzò una sua vecchia idea, l'istituzione di un ordine religioso: le Suore Minime del Suffragio; il 16 luglio 1878 si celebrò la solenne vestizione delle novizie della congregazione.

Per meglio inquadrare la sua poliedrica figura, è opportuno accennare anche alla sua attività scientifica: nel 1857 iniziò i corsi di analisi e astronomia fisica all'Università di Torino, poi, nel 1861 venne nominato dottore aggregato alla facoltà di Scienze fisiche e matematiche. Tre anni dopo ottenne l'incarico di docente di Geodesia presso la Scuola di applicazione del Corpo di Stato Maggiore e infine, nel 1871, venne nominato Professore "incaricato" all'Università di Torino.

Nonostante che per ben sette volte il Rettorato avesse chiesto per lui una cattedra "ordinaria", in virtù della fama di scienziato a livello europeo, il suo essere cattolico non gli fece mai ottenere, da parte del ministero dell'Istruzione e del mondo accademico - per la gran parte massone ed anticlericale - la nomina a professore ordinario.

Oltre all'attività di docente, si distinse anche per alcune invenzioni scientifiche tra cui il barometro differenziale a mercurio ed uno scrittoio per ciechi.
Morì improvvisamente il 27 marzo 1888. E' stato beatificato il 25 settembre 1988.

 
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