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Beato Contardo Ferrini
Beato Contardo FerriniFu uno dei giuristi più apprezzati e uno dei maggiori romanisti del suo tempo. Notevole fu la sua produzione scientifica, specie nell'ambito della storia del diritto romano e nella ricerca delle fonti. Uomo di profonda religiosità e sensibilità, si segnalò per numerose opere caritative a favore degli "ultimi", anzi, nonostante la sua posizione sociale, afferma coraggiosamente il suo impegno nella Chiesa.

Nasce a Milano il 4 aprile 1859; il padre, docente di fisica al Politecnico, la madre religiosissima, sarella dell'abate Bucellati professore di diritto penale, si dimostrano genitori ideali per un avvio cattolico in tutto e per tutto. La famiglia è agiata, colta e pratica assiduamente la vita cristiana. L'educazione di Contardo inizia presso il collegio delle Orsoline di S. Ambrogio; dopo la licenza liceale nel 1876, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza in Pavia, allievo interno del prestigioso collegio Borromeo; ottiene una laurea brillantissima nel 1880. Perfeziona per un biennio a Berlino gli studi sul diritto romano, vincendo una borsa di studio della Cassa di Risparmio.
Nel 1883, ad appena 24 anni, è docente a Pavia; la sua carriera di cattedratico si svolgerà successivamente a Messina, Modena e infine, nel '94, ancora a Pavia. Il professor Ferrini continuerà però a risiedere a Milano. Preferirà rimanere celibe, nonostante coltivi un elevato concetto del matrimonio come sacramento e come istituto indispensabile nella società civile.
In campo scientifico importantissimi e ancora oggi molto conosciuti sono i suoi scritti; in particolare il suo trattato sul diritto penale romano rimarrà per allievi e studiosi testo fondamentale. Si occupa inoltre abbastanza attivamente della vita sociale e politica: è consigliere comunale di Milano dal 1895 al 1899. Anche in questo incarico Contardo esprime l'equilibrio e la prudenza propria di un saggio amministratore e di un cattolico completo: sua preoccupazione è di difendere, per quanto possibile, l'insegnamento della religione nelle scuole primarie. Il professore manifesta il suo sapere con grande umiltà e ritrosia: negli studi spazia dal diritto alla filosofia, dalla glottologia alla letteratura italiana e straniera; in particolare è un appassionato ed esperto cultore del pensiero umanistico tedesco.
Nel tempo libero destina energie e attenzioni all'alpinismo che "sembrava avere l'ufficio di concorrere a integrare e a perfezionare il suo tipo morale".
Attento alle amicizie, offre la propria disponibilità a chi può sintonizzarsi con lui. Ma tutto il suo essere è proteso a raggiungere la perfezione cristiana nella vita. Nei suoi scritti religiosi la sua anima si espande in un continuo contatto con Dio, che trasforma chi scrive e chi legge in un "miles Christi", che lotta nel quotidiano per mantenere fisso il riferimento a Dio e alle sue leggi. Lettere agli amici, preghiere e opuscoli vari, trasmettono la sua capacità di elevarsi verso il Divino senza dimenticare il dovere professionale e umano.
Muore a 43 anni, colpito dal tifo, nella località di Suna (Novara), il 17 ottobre del 1902. Quando era ancora un giovane professore a Modena, quasi profeticamente aveva confidato a un amico: "Quanto a me, preferirei morire nella mia Suna. Se la morte mi cogliesse qui in Modena disturberei troppe persone, il rettore dell'università, i professori, le autorità dovrebbero scomodarsi in mille modi; a Suna mi accompagnerebbero all'ultima dimora soltanto gl'intimi, la gente del paese, i bambini, i poveri, quelli che soffrono, quelli che pregano, quelli che veramente giovano all'anima".

Dopo la sua morte, fu iniziata la causa di beatificazione conclusa, durante il pontificato di Pio XII, il 13 aprile 1947.


 
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