Don Marco Pozza con la Società di San Vincenzo De Paoli per ScegliAmo Bene

C’è un momento, mentre riascoltiamo le parole di don Marco Pozza, in cui possiamo capire che il carcere non è mai soltanto un luogo: è uno specchio. Uno specchio che, se hai il coraggio di guardarci dentro, riflette anche te. Riflette le tue paure, i tuoi giudizi, le tue certezze che si sgretolano come intonaco vecchio. E, sorprendentemente, riflette anche la grazia.

La serata organizzata dal Consiglio Centrale di Vittorio Veneto con il supporto del Settore Carcere e Devianza della Società di San Vincenzo De Paoli, in collaborazione con i Lions International Vittorio Veneto, il Centro di Aiuto alla Vita e il Comune di Vittorio Veneto, nell’ambito del progetto Scegliamo Bene, si apre tra ringraziamenti e volti attenti. Ma è quando prende la parola don Marco che la sala trattiene il fiato. Perché lui non racconta il carcere: lo abita, lo respira, lo attraversa. E ti ci porta dentro, passo dopo passo.

Don Marco ricorda l’avvertimento che gli fece un vecchio cappellano il primo giorno a Regina Coeli: “Fa’ in modo che la bruttezza che incontri non abbruttisca te”. E tu, mentre ascolti, senti che lì c’è il cuore di tutto: non soccombere al buio, al cinismo, alla paura. Non lasciarsi deformare da ciò che di deformante si incontra.

Poi arriva la prima scossa: quando racconta che per entrare nella cella di Donato Bilancia – “mio fratello Caino”, come lo chiama – dovette attraversare diciassette cancelli. Diciassette. Più di quanti ne proteggono il caveau di una banca. È lì che una domanda gli si apre dentro come una fenditura: “Quanto vale davvero un uomo, se lo difendiamo con tutta questa sicurezza anche quando ha sbagliato?”.

E qui, inevitabilmente, il carcere diventa parabola. Diventa vangelo quotidiano, scritto con mani sporche e cuori spaccati. Perché – come ricorda don Marco – la grammatica delle etichette non funziona: non esistono “i pedofili”, “i mafiosi”, “gli stupratori”. Esiste la persona condannata per…. Prima di tutto: persona. È l’aggettivo che deve venire dopo il sostantivo, come ci chiede Papa Francesco. Come ci chiede il Vangelo.

E non puoi più tornare indietro quando comprendi questa verità: l’uomo non è il suo reato. Lo ripete anche don Marco, citando don Oreste Benzi. E la frase diventa un faro, un’ancora, una ferita che guarisce. "Lo abbiamo detto forte anche noi - commenta Antonella Caldart, responsabile del Settore Carcere e Devianza della Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV - con il Premio Carlo Castelli: il titolo della XVIII Edizione era "Mi specchio e (non) mi riconosco: non sono e non sarò il mio reato".

Il video dell'incontro:

Il suo racconto si intreccia con la letteratura. Risuona l’Innominato dei Promessi Sposi, quel gigante del male che si sgretola davanti allo sguardo innocente di Lucia. Perché il bene – dice don Marco – è l’unica cosa che oggi lo scandalizza ancora. Il male lo conosciamo, il male non sorprende: il bene sì, il bene è inatteso, creativo, destabilizzante. Quando entra in collisione con il male, genera capolavori.

E noi, vincenziani, in quelle collisioni ci viviamo dentro ogni giorno. Tra le righe del suo racconto, trovi la nostra missione: esserci. Entrare, ascoltare, accompagnare, tendere la mano a chi tenta di rialzarsi, perché – come dice don Marco – “non c’è spettacolo più grande di una vita che risorge”.
E noi questo spettacolo abbiamo il privilegio di vederlo. Spesso in silenzio, spesso senza applausi, ma sempre con un senso di gratitudine che riempie il cuore.

Il progetto Scegliamo Bene, le attività di formazione, le visite, le mostre fotografiche, i colloqui, le famiglie sostenute: tutto è un unico movimento, un’unica direzione. Costruire ponti.  Abbattere muri. Dire al mondo – e ai detenuti stessi – che nessuno è la somma del proprio errore.

E mentre la serata si avvicina alla fine, ci rimane dentro una frase di don Marco. La più semplice, la più disarmante: “Prova a guardarlo negli occhi”. È lì che tutto cambia. È lì che non vedi più il reato, ma l’uomo. È lì che inizi a scegliere davvero il bene.

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