Intervento della Presidente Nazionale Paola Da Ros a conclusione del mandato

Intervento della Presidente Nazionale Paola Da Ros a conclusione del mandato Assemblea del 26-27 settembre 2026

Carissime Consorelle, Carissimi Confratelli,

il mio servizio alla Presidenza della Federazione Nazionale giunge oggi a conclusione in un momento particolare della nostra vita associativa. Il rinnovo degli organi avviene anticipatamente rispetto alla naturale scadenza del mandato, a seguito delle dimissioni di cinque componenti della Giunta Esecutiva, che hanno fatto venir meno le condizioni per proseguire nell’assetto originario.

Non desidero che questo mio ultimo intervento diventi il luogo nel quale riaprire le ragioni delle differenze che ci hanno condotto fin qui. Ritengo però doveroso consegnare all’Assemblea un dato di verità: avrei desiderato portare a compimento il mandato affidatomi e sottoporre, alla sua naturale conclusione, il lavoro svolto al giudizio dei Soci. Non è stato possibile. Ne provo rammarico, ma rispetto le scelte di ciascuno e soprattutto rispetto questa Assemblea, alla quale spetta oggi guardare avanti.

Nel corso del mandato ho cercato, insieme alla Giunta, di operare attraverso gli organi competenti, nel confronto e nella collegialità. Non tutto sarà stato perfetto e certamente qualcosa avremmo potuto fare meglio. Ma ogni scelta è stata assunta con la convinzione di servire solo ed esclusivamente la Federazione, secondo i nostri principi statutari.

Proprio per questo, oggi vorrei tornare all’essenziale. La Società di San Vincenzo De Paoli è, prima di ogni struttura e di ogni incarico, una comunità di amici raccolta attorno ai poveri.

Federico Ozanam scriveva a Emmanuel Bailly nel 1834 che il legame più forte di una vera amicizia è la carità e che incontrarsi “sotto il tetto dei poveri” serve anche a noi, per diventare migliori e più amici.

Questa, per me, rimane la misura di ogni responsabilità vincenziana: una Conferenza, un Consiglio Centrale, una Giunta, un Comitato Direttivo, una Presidenza hanno senso se aiutano l’amicizia a diventare servizio e il servizio a raggiungere chi ha bisogno di noi.

Gli ultimi mesi ci hanno ricordato quanto sia fragile questo equilibrio. Le differenze sono legittime e possono persino essere feconde; diventano un problema quando smettiamo di ascoltarci o quando il ruolo prevale sulla relazione.

Per questo preferisco non consegnarvi oggi un giudizio sulle persone. Consegno invece un auspicio: che la nuova stagione della Federazione Nazionale sappia ricostruire fiducia, confronto leale e capacità di decidere insieme. Ozanam ci chiedeva di fare della Società di San Vincenzo De Paoli un luogo nel quale il clamore delle dispute potesse placarsi tornando a parlare dei poveri. È un richiamo che sento particolarmente attuale.

Non si tratta di cancellare le differenze, ma di impedire che diventino divisioni permanenti. Il bene della Società di San Vincenzo De Paoli deve rimanere più grande delle nostre posizioni personali.

Le fatiche dell’ultimo periodo, tuttavia, non devono diventare la lente attraverso la quale leggere quattro anni di lavoro. Le Relazioni di Missione documentano risultati che non appartengono a una Presidente o a una Giunta, ma all’intera Federazione.

Nel 2022 abbiamo accompagnato il passaggio al RUNTS di settanta Soci, ripreso la formazione e gli incontri dopo la pandemia, avviato nuovi progetti di prossimità e definito tre direttrici: formazione, comunicazione e riorganizzazione del Settore Solidarietà e Gemellaggi nel Mondo.

Nel 2023 quelle direttrici sono diventate azione: formazione per i territori e per i tesorieri, incontri online con i nuovi Uffici di Presidenza, una comunicazione più strutturata, la realizzazione di uno spot sulle reti RAI e Mediaset, il contrasto alla povertà energetica con Banco dell’Energia e collaborazioni capaci di moltiplicare il servizio, dal Multidistretto Lions a Dentista Solidale e alle Giornate della Vista.

Nello stesso tempo abbiamo riorganizzato e rafforzato il Settore Solidarietà e Gemellaggi nel Mondo, accrescendone la capacità di risposta alle emergenze e il sostegno a distanza. Attraverso il Settore la Federazione ha promosso la prima Campagna di Natale, proponendo panettoni e pandori solidali. Sono risultati nati da una rete, non da singole persone.

Nel 2024 abbiamo consolidato la formazione con due percorsi sulla comunicazione e con i numerosi incontri online con i nuovi Uffici di Presidenza e dato vita a un Ufficio di Comunicazione interno, capace di servire non soltanto la Federazione ma anche i territori. Abbiamo rinnovato la rivista Le Conferenze di Ozanam, rafforzato il lavoro del Settore Carcere e Devianza, sottoscritto il Protocollo d’Intesa con il Ministero della Giustizia, e siamo entrati di nuovo a far parte ufficialmente della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia. Abbiamo ampliato collaborazioni e progetti e continuato a sostenere migliaia di persone in Italia e nel mondo.

Dietro questi risultati ci sono Consorelle e Confratelli, professionisti, dipendenti, volontari e partner. È a loro che appartiene il merito.

Nel 2025 il lavoro è proseguito: lezioni su fundraising e people raising, ventisette incontri online con gli Uffici di Presidenza, il consolidamento della comunicazione, “Energia in periferia”, l’ingresso a marzo nel Forum Nazionale del Terzo Settore, la collaborazione con la Famiglia Vincenziana e con la Confederazione Internazionale, la canonizzazione di San Pier Giorgio Frassati, il Pellegrinaggio Giubilare, il progetto InFormAzione, i laboratori ScegliAmo Bene, il percorso formativo nelle Marche e il Premio Carlo Castelli realizzati dal Settore Carcere e Devianza e una crescente capacità del Settore Solidarietà e Gemellaggi nel Mondo di intervenire nelle emergenze e costruire progetti di futuro.

Non elenco questi risultati per rivendicarli. Li ricordo perché costituiscono un patrimonio che consegniamo a chi verrà dopo di noi.

Rimane aperto un tema sul quale avevamo investito molto: la revisione del modello organizzativo nazionale. Le analisi svolte e il confronto con i territori ci avevano convinto che alcune strutture dovessero evolvere per sostenere meglio Conferenze, Consigli Centrali e Opere Speciali. Su questo sono emerse visioni differenti e non siamo riusciti a ricomporle.

Non vorrei però che il tema venisse archiviato perché ha generato divisioni. Lo affido alla nuova governance come una domanda ancora aperta, da affrontare con libertà, ascolto e metodo: quali strutture servono oggi per custodire il nostro carisma e renderlo più capace di raggiungere le persone?

Ad aprile vi dissi che quanto avevamo costruito non era un traguardo, ma una soglia; che il futuro non si aspetta, si costruisce. Lo penso ancora oggi. E forse proprio oggi quelle parole acquistano un significato più esigente.

Questo bilancio non cancella errori, fatiche o cose che avremmo potuto fare diversamente. Ma non cancella neppure il bene generato insieme.

Abbiamo cercato di rendere la Federazione Nazionale più vicina ai territori, più competente negli adempimenti, più capace di comunicare all’esterno, di costruire alleanze e di intervenire accanto alle persone fragili. Se qualcosa di questo resterà utile a chi proseguirà il cammino, il nostro servizio avrà avuto senso.

Il sentimento che prevale, quindi, è la gratitudine. Ringrazio chi ha condiviso con me la responsabilità della Giunta e Padre Francesco Gonella per la presenza, la sensibilità, l’accompagnamento spirituale e per la vicinanza che, anche in questi ultimi mesi, non ci ha mai fatto mancare: una vicinanza che ha voluto esprimere anche attraverso la scelta, per me particolarmente significativa, di rassegnare le dimissioni dalla carica di Consigliere Spirituale Nazionale. Anche per questo gli dico, semplicemente, grazie. Ringrazio Coordinatori, Presidenti dei Consigli Centrali e delle Opere Speciali, Responsabili di Settore, Ufficio di Comunicazione con il responsabile e caporedattore della rivista Alessandro Ginotta, collaboratori, dipendenti, in particolare Chiara Fiumara, professionisti, partner e donatori.

E ringrazio anche chi, in questi anni, ha espresso posizioni diverse dalle mie: il dissenso, quando rimane rispettoso e orientato al bene comune, appartiene alla vita di una comunità.

Soprattutto ringrazio le Consorelle e i Confratelli che ogni giorno bussano a una porta, ascoltano una storia, accompagnano una famiglia e custodiscono una speranza. È lì che la San Vincenzo trova la sua verità.

Porto con me le comunità incontrate nelle mie visite in giro per l’Italia, l’affetto ricevuto e le molte persone che mi hanno insegnato cosa significhi servire senza cercare riconoscimenti. Porto con me anche domande rimaste aperte.

Le consegno serenamente a chi assumerà la responsabilità della Federazione, assicurando fin d’ora una collaborazione leale nel passaggio delle consegne e formulando un augurio semplice: che possa trovare ascolto, unità e libertà interiore per anteporre sempre il bene della Società di San Vincenzo De Paoli alle posizioni personali.

Il futuro della nostra Associazione non dipenderà soltanto dagli assetti organizzativi. Dipenderà dalla qualità delle relazioni che sapremo ricostruire e custodire, dalla trasparenza con cui eserciteremo le responsabilità e dalla capacità di far convergere competenze diverse verso una missione comune.

Se sapremo tornare a riconoscerci come amici raccolti attorno ai poveri, le differenze potranno diventare confronto e il confronto potrà generare decisioni migliori. La nostra storia continuerà a essere feconda se sapremo abitare il presente senza paura, innovando ciò che deve cambiare e custodendo ciò che non deve andare perduto.

A chi sarà chiamato a guidare la Federazione rivolgo un augurio sincero di buon lavoro. L’elezione non consegna soltanto un incarico: consegna una responsabilità verso le Conferenze, i Consigli Centrali, le Opere Speciali e soprattutto verso le persone che si affidano a noi.

A tutti voi chiedo di accompagnare la nuova Presidenza con la stessa disponibilità con cui avete accompagnato me, perché nessuna guida può costruire da sola il futuro di una comunità.

E permettetemi, proprio alla fine, anche un piccolo sorriso. Ho imparato in questi giorni che ogni passaggio può essere accompagnato da una torta e che qualcuno può persino immaginarlo come un funerale seguito da una nascita. Preferisco pensare che, nella San Vincenzo, non ci siano funerali da celebrare né vittorie da festeggiare: ci sono SERVIZI che terminano, altri che iniziano e PERSONE che, da Consorelle e Confratelli, dovrebbero continuare a rispettarsi e a volersi bene. Se poi ci sarà una torta, spero almeno che possa essere condivisa da tutti.

Concludo questo servizio con commozione, ma anche con serenità. Il rammarico per ciò che si è interrotto non è più forte della gratitudine per ciò che abbiamo costruito insieme, né della fiducia in ciò che potrà ancora nascere.

Ad aprile avevo concluso dicendo: “Il futuro non si aspetta: lo si costruisce”. Oggi aggiungo soltanto questo: il futuro della San Vincenzo si costruisce quando nessuno sente di dover vincere sull’altro, ma tutti sentiamo di dover servire insieme.

Torniamo allora, idealmente e concretamente, sotto il tetto dei poveri. È lì che le dispute ritrovano la loro misura, l’amicizia la sua verità e la carità il suo alimento.

Continuiamo a servire nella speranza. Continuiamo a prenderci cura gli uni degli altri. E continuiamo, insieme, a essere amici dei poveri e amici tra noi.

Con gratitudine, affetto fraterno e fiducia

Paola Da Ros
Presidente Nazionale Federazione Nazionale Italiana
Società di San Vincenzo De Paoli ODV

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