La visita

“Quelli che conoscono la strada della casa del povero, quelli che hanno spazzato la polvere della sua scala, non bussano mai alla sua porta senza un sentimento di rispetto. Sanno bene che l’indigente, ricevendo da loro il pane, come si riceve da Dio la luce, li onora… sanno che nulla pagherà mai due lacrime di gioia negli occhi di una povera madre, né la stretta di mano di un galantuomo che viene messo in condizione di poter attendere la ripresa del lavoro”.

Federico Antonio Ozanam (dall’articolo “Dell’Elemosina” 1848)

Le parole-chiave dell’opera di Federico Ozanam sono “Conferenza” e “visita”.

La parola visita è mutuata dal lessico della consuetudine sociale borghese, mentre il termine conferenza deriva dalla consuetudine accademica = conferire, ragionare, discutere insieme. Dibattito culturale. Infatti la nascita della prima Conferenza di Carità è preceduta da Conferenze di storia e da Conferenze spirituali (le predicazioni a Notre Dame).

E vogliono significare, il primo (visita), il rispetto  verso la persona del povero e l’attenzione ai problemi della povertà per la soluzione dei quali occorre impegnare l’intelligenza e la cultura, da cui il senso della Conferenza, cioè il “ conferire “ insieme nella comunità , ma anche (dal verbo latino conferre ) mettere insieme, dedicarsi, consacrare, rendersi utile, portare insieme i pesi gli uni degli altri.

Conferenza e visita sono al centro dell’apostolato di Ozanam e della Società di San Vincenzo De Paoli nei secoli.

Ciò che caratterizza l’azione delle Conferenze di San Vincenzo è l’aiuto portato alle persone povere attraverso un rapporto personale e diretto attuato con la visita al loro domicilio, recandosi nelle abitazioni o nelle strutture (case di riposo, ospedali, Istituti, centri di accoglienza…) ove vivono le persone che soffrono il disagio e l’esclusione sociale.

La  Società di San Vincenzo De Paoli fa  propria  la  cultura del “prendersi cura”, sottolineando  la scelta di  una relazione di aiuto stabile e non occasionale con la persona, non limitata all’intervento di soccorso al bisogno materiale, ma orientata alla promozione integrale della persona e alla sua crescita umana e spirituale, divenendone  compagni di cammino e accompagnandola sulla strada dell’autopromozione, perché gli sia restituita la dignità e il posto che gli spetta nella società.

Così la persona in difficoltà non è più soltanto “un bisogno sociale” da soddisfare, ma “una persona da amare”.

“L’assistenza che umilia  quando si preoccupa soltanto di garantire le necessità terrene dell’uomo, onora quando unisce al pane che nutre, la visita che consola, il consiglio che illumina, la stretta di mano che ravviva il coraggio abbattuto; quando tratta il povero con rispetto, non come un eguale ma come un superiore, giacché egli sopporta ciò che forse noi non sapremmo sopportare, giacché si trova fra noi come un inviato di Dio per provare la nostra giustizia e la nostra carità e per salvarci mediante le nostre opere” (da un articolo di Ozanam su “L’Ere Nouvelle”).

Puoi approfondire questo argomento consultando la scheda:

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