Premio Carlo Castelli: scrivere in carcere per ricominciare

A Porto Azzurro la XIX edizione del concorso promosso dalla Società di San Vincenzo De Paoli. La scrittura diventa occasione di crescita, solidarietà e reinserimento sociale.*

Un racconto scritto in carcere può diventare un'opportunità per ricominciare, non soltanto per chi lo scrive, ma anche per un'altra persona detenuta. È questo il significato del Premio Carlo Castelli, promosso dalla Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV attraverso il Settore Carcere e Devianza, che il 9 ottobre ha celebrato la sua XIX edizione nella Casa di reclusione “Pasquale De Santis” di Porto Azzurro, all'isola d'Elba.

Il concorso offre alle persone detenute, anche negli istituti penali per minorenni, uno spazio per raccontarsi, riflettere sulla propria storia e immaginare un futuro diverso. Un'iniziativa che esprime la convinzione, propria della missione vincenziana, che ogni persona meriti ascolto, rispetto e un'opportunità di cambiamento.

Un premio che genera solidarietà

Ai primi tre classificati vengono assegnati mille euro ciascuno. A ogni premio si aggiungono altri mille euro destinati a un progetto di formazione o inserimento lavorativo per una persona detenuta prossima alla fine della pena, in un altro istituto penitenziario.

La scrittura diventa così un gesto concreto di solidarietà: chi partecipa al concorso può contribuire alla ripartenza di qualcuno che forse non incontrerà mai.

I tre elaborati premiati sono:

- Primo classificato: Alessandro, “Non è il punto da cui parti a definire chi sei, ma la direzione che scegli di prendere”, IPM di Potenza.
- Secondo classificato: Mirto Milani, “Le chiavi invisibili”, Casa di reclusione di Milano Opera.
- Terzo classificato: Linus & Zeus, “Sole a scacchi”, Casa circondariale di Montorio, Verona.

Un momento della cerimonia. A sinistra un ristretto della casa di reclusione di Porto Azzurro
Un momento della cerimonia. A sinistra un ristretto della casa di reclusione di Porto Azzurro

Ascolto e dignità, oltre le mura del carcere

La cerimonia si è svolta all'interno del braccio detentivo, grazie all'autorizzazione della direttrice Martina Carducci. Tra applausi e manifestazioni di gioia, la premiazione è diventata un momento di partecipazione condivisa, capace di coinvolgere anche chi non aveva ricevuto un riconoscimento.

Antonella Caldart, responsabile del Settore Carcere e Devianza della Società di San Vincenzo De Paoli, ha sottolineato il valore della scrittura come strumento di consapevolezza e crescita personale. L'impegno prosegue anche fuori dal carcere: l'antologia del Premio, stampata ogni anno in 13.600 copie, raggiunge case, scuole, parrocchie e associazioni, favorendo l'incontro tra le persone detenute e la società.

Alla cerimonia è intervenuto anche Vincenzo Varagona, presidente nazionale dell'UCSI e componente della giuria, che ha consegnato alla direttrice un mazzo di carte realizzato con l'ANSPI e dedicato alle cinque “M” del giornalismo costruttivo: "più domande, più tempo, più linguaggi, più tutele, più umanità". Le carte saranno utilizzate anche nelle attività formative in carcere, per promuovere una comunicazione attenta alle storie e alla dignità di tutte le persone coinvolte.

Un momento della cerimonia. A sinistra la Direttrice del carcere, Martina Carducci, a destra il Presidente UCSI, Vincenzo Varagona
Un momento della cerimonia. A sinistra la Direttrice del carcere, Martina Carducci, a destra il Presidente UCSI, Vincenzo Varagona

Garantire opportunità a tutti

I 67 elaborati ricevuti quest'anno, rispetto ai 220 raggiunti in passato, richiamano l'attenzione sulla necessità di garantire a tutte le persone detenute la possibilità di partecipare. Caldart ha segnalato le difficoltà che alcuni vincoli burocratici stanno creando al volontariato penitenziario. Varagona ha inoltre riferito l'ipotesi che il bando non abbia raggiunto alcuni istituti, in particolare quelli di massima sicurezza, a causa delle recenti disposizioni del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.

La Società di San Vincenzo De Paoli e l'UCSI invitano le istituzioni a rafforzare il dialogo e la collaborazione, affinché le iniziative culturali e formative possano continuare a sostenere il reinserimento sociale, in coerenza con la finalità rieducativa della pena sancita dall'articolo 27 della Costituzione.

A condurre la cerimonia è stato Alessandro Ginotta, presidente UCSI Piemonte e comunicatore della Società di San Vincenzo De Paoli, che ha trascorso anche una notte nell'istituto. Nel suo racconto ha scritto: «Io sapevo quando sarei uscito». Una frase che richiama la distanza tra chi può lasciare il carcere e chi vi sta scontando una pena, ma anche il valore dell'ascolto e della vicinanza.

 

Un momento della cerimonia. Alessandro Ginotta mostra il certificato di premiazione ai ristretti presenti sulla prima balconata.
Un momento della cerimonia. Alessandro Ginotta mostra il certificato di premiazione ai ristretti presenti sulla prima balconata.

Il Premio Carlo Castelli testimonia l'impegno della Società di San Vincenzo De Paoli nel riconoscere la dignità di ogni persona e nel promuovere percorsi concreti di cambiamento. Perché ricominciare è possibile quando si incontrano ascolto, fiducia e opportunità.

Il Premio gode del patrocinio della Camera dei deputati, del Senato della Repubblica e del Ministero della Giustizia e ha ricevuto la medaglia del Presidente della Repubblica e una medaglia di rappresentanza della Camera dei deputati.

Guarda la sintesi della giornata:

È disponibile il volume ufficiale della XIX edizione che raccoglie i tre racconti premiati ed i testi segnalati dalla Giuria.

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