Roma: Dal naufragio di Cutro un inginocchiatoio per Papa Francesco

Mercoledì 28 febbraio 2024, durante l'Udienza Generale, il Presidente del Consiglio Centrale di Roma, Giuliano Crepaldi, ha donato a Papa Francesco un inginocchiatoio ricavato dal legno del barcone di migranti naufragato un anno fa a Cutro. Erano presenti anche l'ingegnere Guglielmo Zamparelli, che ha elaborato il progetto per realizzare l'inginocchiatoio e ha personalmente recuperato il legno dal barcone affondato sulla spiaggia di Cutro, e l'artigiano Alireza, che lo ha realizzato. «Dare forma all’inginocchiatoio — ha spiegato Alireza — è stata per me una testimonianza d’amore, un modo per ricordare chi perde la vita in queste e in altri terribili sciagure». Il Pontefice ha accolto con favore il dono ed ha accettato la promessa di regalare altri inginocchiatoi simili a tutte le diocesi italiane.

È passato un anno da quella maledetta notte a Cutro, quando un’imbarcazione partita dalla Turchia con a bordo circa 200 migranti si schiantò contro una secca ad un centinaio di metri dalla spiaggia del comune calabrese. Oltre 90 le vittime, delle quali 35 minori. Una tragedia che ancora oggi colpisce le coscienze, le provoca, le scuote ogni qual volta si ripetono questi terribili eventi. «Che il Signore ci dia la forza di capire e di piangere» aveva detto Papa Francesco all’Angelus del 5 marzo 2023. E dalle lacrime è nata un’idea: trasformare un pezzo di quel barcone, simbolo di morte, in un richiamo alla speranza. L’idea è venuta all’ingegnere Guglielmo Zamparelli, collaboratore del Consiglio Centrale di Roma della Società di San Vincenzo De Paoli, che ha pensato di ricavare dal legno del natante un inginocchiatoio. «Addolorati da questa tragedia — ha raccontato Giuliano Crepaldi presidente del Consiglio Centrale di Roma dell'associazione caritativa – abbiamo pensato a come offrire un segno di solidarietà e di vicinanza. Il tema dei profughi, del resto, è per noi prioritario perché operiamo in un’organizzazione che si occupa di accoglienza e integrazione di coloro che, in fuga dalla guerra, dalle persecuzioni e dalla fame, sono stati costretti ad abbandonare il loro Paese d’origine». Proprio come Alireza, profugo iraniano, ospite della San Vincenzo che ha realizzato l’opera basandosi sul disegno elaborato dall’ingegnere Zamparelli.

Mercoledì 28 febbraio 2024, durante l'Udienza Generale, il Presidente del Consiglio Centrale di Roma, Giuliano Crepaldi, ha donato a Papa Francesco un inginocchiatoio ricavato dal legno del barcone di migranti naufragato un anno fa a Cutro. Erano presenti anche l'ingegnere Guglielmo Zamparelli, che ha elaborato il progetto per realizzare l'inginocchiatoio e ha personalmente recuperato il legno dal barcone affondato sulla spiaggia di Cutro, e l'artigiano Alireza, che lo ha realizzato. «Dare forma all’inginocchiatoio — ha spiegato Alireza — è stata per me una testimonianza d’amore, un modo per ricordare chi perde la vita in queste e in altri terribili sciagure». Il Pontefice ha accolto con favore il dono ed ha accettato la promessa di regalare altri inginocchiatoi simili a tutte le diocesi italiane. È passato un anno da quella maledetta notte a Cutro, quando un’imbarcazione partita dalla Turchia con a bordo circa 200 migranti si schiantò contro una secca ad un centinaio di metri dalla spiaggia del comune calabrese. Oltre 90 le vittime, delle quali 35 minori. Una tragedia che ancora oggi colpisce le coscienze, le provoca, le scuote ogni qual volta si ripetono questi terribili eventi. «Che il Signore ci dia la forza di capire e di piangere» aveva detto Papa Francesco all’Angelus del 5 marzo 2023. E dalle lacrime è nata un’idea: trasformare un pezzo di quel barcone, simbolo di morte, in un richiamo alla speranza. L’idea è venuta all’ingegnere Guglielmo Zamparelli, collaboratore del Consiglio Centrale di Roma della Società di San Vincenzo De Paoli, che ha pensato di ricavare dal legno del natante un inginocchiatoio. «Addolorati da questa tragedia — ha raccontato Giuliano Crepaldi presidente del Consiglio Centrale di Roma dell'associazione caritativa – abbiamo pensato a come offrire un segno di solidarietà e di vicinanza. Il tema dei profughi, del resto, è per noi prioritario perché operiamo in un’organizzazione che si occupa di accoglienza e integrazione di coloro che, in fuga dalla guerra, dalle persecuzioni e dalla fame, sono stati costretti ad abbandonare il loro Paese d’origine». Proprio come Alireza, profugo iraniano, ospite della San Vincenzo che ha realizzato l’opera basandosi sul disegno elaborato dall’ingegnere Zamparelli.
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