Il nostro Confratello verrà canonizzato sabato 7 settembre. A lui il Coordinamento Piemonte e Valle d’Aosta ha dedicato una mostra itinerante che sta girando l’Italia.
“Vivete e non vivacchiate”. Così ci esortava Pier Giorgio. Non era un motto da scrivere sui muri, ma una dichiarazione d’intenti, uno stile di vita, una spinta continua verso l’alto. Un po’ come le sue amate montagne, che raggiungeva con lo zaino in spalla e lo sguardo oltre l’orizzonte. Papa Leone XIV ha scelto la data della sua Canonizzazione: Pier Giorgio Frassati verrà proclamato Santo domenica 7 settembre. A cento anni dalla sua morte – avvenuta il 4 luglio 1925 a Torino – Pier Giorgio continua a camminare accanto a noi. La sua santità dinamica e concreta non ha nulla di polveroso o di distante. È una santità “con gli scarponi ai piedi”, vissuta nelle strade, tra i poveri, negli oratori e sui sentieri delle Alpi. Un esempio che continua ad affascinare, soprattutto i giovani, sempre più assetati di autenticità, di senso, di modelli credibili. La “regola di vita” di Pier Giorgio era semplice quanto rivoluzionaria: lasciarsi coinvolgere. Coinvolgere da Dio, certo, ma anche dalla vita, dai volti incontrati, dalle ferite del mondo. È una risposta forte a quell’indifferenza che oggi anestetizza troppi cuori. È un invito a non restare alla finestra, ma a sporcarci le mani, ad aprire le porte, ad aprire il cuore.
E in questo, noi vincenziani abbiamo qualcosa in più: Pier Giorgio era uno di noi. Confratello della Società di San Vincenzo De Paoli dal 1918, scelse le Conferenze come scuola di vita e palestra di carità. Diceva con disarmante semplicità: Io non so se voi tutti conoscete queste Conferenze di San Vincenzo… Una istituzione semplice, adatta per gli studenti perché non implica impegni, unico solo quello di trovarsi un giorno della settimana in una determinata sede e poi visitare due o tre famiglie ogni settimana. Vedrete, poco tempo, eppure quanto bene possiamo fare noi a coloro che visitiamo".
Non era solo un pensiero: lo ha vissuto con tutto se stesso. E in quelle visite ha incontrato anche la sua croce: una poliomielite fulminante lo ha portato via a soli 24 anni. Ma non prima di aver lasciato un biglietto a un confratello: “Ecco le iniezioni di Converso. La polizza è di Sappa: l’ho dimenticata, rinnovala tu a mio nome!”. Anche sul letto di morte, era ancora un vincenziano in missione.
Pier Giorgio ha servito fino all’ultimo respiro. E per questo continua a parlare al cuore di tanti. Proprio per custodire e diffondere questa testimonianza, il Coordinamento Interregionale Piemonte e Valle d'Aosta gli ha dedicato una mostra itinerante. Otto pannelli, visivamente potenti, che raccontano il suo cammino, i suoi gesti, il suo amore per “i poveri, suoi amici e padroni”.
Tra i pannelli, una lettera del 1925 all’amico Isidoro Bonini scritta quando, ancora studente, si trovava in prossimità di un esame: “L’altro giorno, sfogliando il calendario, ho fatto una terribile constatazione: che ci avviciniamo alla metà del mese ed allora mi sono detto fra me: Qui è ora di intensificare lo studio ed allora ho deciso che appena giunto a Torino sarò morto a tutti tranne alla Conferenza di San Vincenzo e studierò dal mattino fino alla sera”. E ci sono testimonianze che commuovono ancora oggi. Come quella della tabaccaia di Corso Vercelli, che racconta di come Pier Giorgio, ben vestito e sorridente, si fermava a ritirare pacchi da consegnare ai poveri: “Io sono contento se li trovo in casa. Posso parlare con loro, infondere coraggio, farli sperare…”. Questa era la sua forza: l’incontro. Non si limitava a “fare del bene”, ma cercava la relazione. Guardava negli occhi. Ascoltava. Proprio come ci aveva insegnato il Beato Federico Ozanam.
Il pannello conclusivo della mostra, quello che più tocca il cuore, racconta proprio gli ultimi giorni di Pier Giorgio. E poi, il miracolo del funerale: Torino si ferma. Migliaia di persone affollano le strade, i tram si bloccano, i giovani portano la bara a spalle. Ma non per onorare un cognome (il padre Alfredo era senatore e fondatore del quotidiano La Stampa, ma Pier Giorgio ha sempre fatto una scelta di indipendenza e povertà). No. Sono lì per il suo nome: Pier Giorgio. Per il bene ricevuto, per la luce che ha acceso nei cuori. “Mentre avanzavamo in mezzo alla folla – scrive l’amico Marco Beltramo Ceppi – venne verso di noi un vecchio assistito, dal passo incerto, appoggiato a una bambina: con il gesto tremolante dei ciechi protese la mano fino a toccare il legno, segnandosi con un segno di croce…”. Migliaia di poveri aiutati da Pier Giorgio hanno raccontato la sua vita ai genitori che non la conoscevano.
E la sua mostra – che ha già toccato molte città – è a disposizione di tutti i Consigli Centrali che vorranno accoglierla. Perché la sua storia è un dono da condividere, un fuoco da trasmettere.

